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17/Set/2021

L’uso dell'ecografia in ambito riabilitativo ha avuto di recente uno sviluppo notevole.

Infatti l'immagine ecografica viene utilizzata per valutare la morfologia delle strutture osteo muscolo tendinee, come guida per il ragionamento clinico nella decisione terapeutica, come immagine dinamica di supporto per il feedback col paziente e come strumento per escludere red flags che richiedono un referral medico.

Questo approccio è chiamato Rehabilitative Ultrasound Imaging (R.U.S.I.) ed è con questo acronimo che è conosciuto in letteratura.

Una conoscenza approfondita dell’anatomia è fondamentale per una fisioterapia che vuole essere accurata e professionale e l’immagine ecografica rappresenta un supporto visivo di grande utilità per la valutazione dei tessuti molli. A differenza di altri sistemi diagnostici, può essere fatta sia in statica che in dinamica ed è, a oggi, economicamente accessibile anche al professionista sanitario.

    Il fisioterapista può utilizzare l'ecografo?

    Nel 2006 al Congresso di Sant’Antonio (Texas) “Rehabilitative Ultrasound Imaging Symposium: Overview” si sono decise le basi dell’uso dell’ecografia in riabilitazione. Viene riconosciuto a livello internazionale il metodo RUSI e accettato formalmente dal WCPT (Associazione mondiale dei Fisioterapisti) nel 2009.

    RUSI è quindi la procedura che utilizzano i fisioterapisti per valutare la morfologia dei muscoli e dei tessuti molli e la loro funzione durante l’esercizio fisico. L’immagine ecografica viene utilizzata per assistere nell’applicazione di interventi terapeutici finalizzati al miglioramento della funzione muscolare (Teyhen, D 2006 RUSI Symposium).

    In Italia l’AIFI ha pubblicato la sua position statement nel 2016: la RUSI può essere un utile strumento durante la valutazione e il trattamento.(https://aifi.net/position-statement-aifi-sullecografia-scopo-riabilitativo/)

    Questa position statement è coerente alla normativa n.24 dell’8 marzo 2017 e in linea con la legge n.251 del 10 agosto 2001, nell’ambito dei doveri del fisioterapista.

    La diffusione dell’uso del mezzo ecografico da parte non solo dei fisioterapisti ma di altre professioni sanitarie (ostetriche e infermieri per esempio) è stata facilitata da nuovi sviluppi in ambito tecnologico.

    Se fino a dieci anni fa gli ecografi erano costosi, ingombranti e poco accessibili al professionista, le nuove tecnologie hanno ridotto notevolmente non solo i costi ma anche le dimensioni degli strumenti. Dai carrellati ai laptop sempre più piccoli e portabili fino alle sonde ecografiche wi fi collegate a tablet o a smartphone. La riduzione dei costi della tecnologia, insieme all’aumento di studi pubblicati, ha portato ad un incremento notevole delle richieste di ecografi da parte dei fisioterapisti.https://aifi.net/position-statement-aifi-sullecografia-scopo-riabilitativo/

    La caratteristica fondamentale dell'ecografia è la possibilità di fare valutazioni dinamiche.

    Questo la rende particolarmente adatta alla valutazioni dei tessuti molli e al lavoro del fisioterapista. L’ecografia consente infatti la visualizzazione diretta della struttura e della funzione muscolare durante compiti statici e dinamici.

    Un recente studio dal titolo “The use of support ultrasound as a working tool for the physiotherapist a review of the literature” pubblicato su Journal of advanced health care (ISSN 2612-1344) e curato da Luca Collebrusco e Luca Zualdi prende in esame tutti gli studi pubblicati presenti su Medline, Pubmed e Pedro da venti anni a oggi sul RUSI, sia come strumento per valutazione che per il biofeedback. 

    RUSI in letteratura. Una breve panoramica.

    L’ecografia è utile nella misurazione dell’atrofia muscolare, quindi, solo per fare un esempio, è possibile misurare lo spessore dei muscoli addominali trasversi e gli interni obliqui, sapendo che il loro spessore influisce sull’azione stabilizzante di questa regione e può essere legata alle sofferenze pelviche e lombari (Teyen DS. Et al., 2009). Analizzare la loro funzione in base al controllo neuromuscolare, forza, resistenza e azione di supporto è possibile attraverso l’ecografia e il metodo RUSI. Si può misurare anche lo spessore del lombare multifido in pazienti con low back pain cronico (Sions JM. Et al., 2016). Si può utilizzare come strumento di outcome per verificare l’andamento di una patologia infiammatoria e il miglioramento della funzione e verificare l’appropriatezza della terapia strumentale o manuale che il fisioterapista ha scelto di applicare. Un altro utilizzo interessante dello strumento ecografico per il fisioterapista è il training con biofeedback, attraverso il quale il paziente può allenare il reclutamento muscolare, molto utile nell’area pelvica e addominale ma non solo.

    Ecco le principali aree di utilizzo dell'ecografia in riabilitazione

    • Fisioterapia respiratoria: per valutare le contrazioni del diaframma e lavorare in biofeedback col paziente.
    • Riabilitazione del pavimento pelvico: per valutare e insegnare esercizi dando un feedback al paziente (eliminando contrazioni paradossali).
    • Fisioterapia sportiva: per valutare la stabilità di un’articolazione, verificare l’andamento di una lesione muscolare e in generale verificare lo stato delle strutture e la loro funzione.
    • Fisio Pilates: per valutare l’ottimizzare della contrazione dei muscoli stabilizzatori profondi attraverso biofeedback e per una valutazione di infiltrato grasso, del controllo motorio e la perdita di sezione trasversale della muscolatura addominale.(10)
    • Fisioterapia muscolo scheletrica in generale: per valutare le strutture statiche e dinamiche e per accertarsi dell’effettivo miglioramento della patologia e della corretta applicazione di terapie fisiche.

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    17/Set/2021

    Le onde d’urto radiali Storz Medical sono un’ottima tecnologia, allo stato dell’arte della generazione balistica, ma per quanto ai vertici prestazionali, nella loro categoria, permangono delle significative differenze con la tecnologia focale.

    Le onde d’urto focali Storz Medical, forti dell’immensa validazione clinica disponibile (Pubmed),mantengono un consistente vantaggio nell’ottenimento di risultati clinici di massimo rilievo.

    Gli aspetti fisici che distinguono le due tecnologie sono ormai noti, meno noto è il vantaggio della combinazione delle stesse, alternandone l’impiego, sia nella stessa seduta che in maniera differenziata, al fine di sfruttarne i punti di forza secondo un principio di efficienza ed efficacia e di massimizzare i benefici in termini di dolore per il paziente riducendo al massimo i tempi di recupero funzionale.

    Ogni professionista della riabilitazione sa come la richiesta del paziente sia aumentata in questi anni: vuole stare bene il prima possibile e riprendere con l’attività sportiva, ma anche “solo” lavorativa, in tempi celeri. L’uso combinato focale-radiale, grazie ai suoi protocolli ormai consolidati e adottati dalle più importati società scientifiche mondiali di Onde d’Urto, va proprio incontro prontamente alle due richieste terapeutiche del paziente: dolore e funzionalità.

    Un ottimo, efficace e sofisticato strumento in mano al riabilitatore che potrà poi concentrarsi, con migliorata tempistica, sul suo insostituibile lavoro rieducazionale.

    Il dotarsi poi di una tecnologia focale Storz Medical permette di sfruttarne la sua ampia multidisciplinarietà, potendo quindi attivare proposte terapeutiche in ambito di Medicina Estetica, Andrologia e Vulnologia/Dermatologia rigenerativa (ulcere, cicatrici, ustioni, ecc ecc).


    Le 5 domande più frequenti sulle ESWT focali


    1.
     Le focali servono solo per andare più in profondità?

    Non è così, o meglio non solo così. Le onde d'urto focali possono essere utilizzate indifferentemente sia target superficiali che profondi, senza subire, come è invece per le radiali, il decadimento dell'energia in funzione della profondità. 

    Nel fuoco si produce una densità di energia molto elevata ma si mantiene una energia utile e terapeutica anche fino a 12,5 cm di profondità.


    2.
    Quali sono le peculiarità delle onde focali?

    Le onde d’urto focali – oltre a trattare patologie infiammatorie di tutti i tessuti dell’apparato muscolo scheletrico - ad alta intensità hanno una maggiore interazione con i tessuti mineralizzati, quindi sono indicate anche per le pseudoatrosi, ritardi di consolidamento fratture, speroni calcaneari, ecc. In generale la focale raggiunge profondità e densità di energia maggiori, che inducono importanti effetti biologici sui tessuti. Questo fatto spiega non solo la velocità di recupero ma anche la multidisciplinarità che è caratteristica fondamentale dell'ESWT focale Storz Medical (urologia, andrologia, vulnologia, ecc.).


    3.
    L'onda d'urto focale è dolorosa?

    Dipende dalla parte anatomica ma in generale è molto meno dolorosa rispetto alla radiale.

    La focale esprime la massima azione in profondità e non ha nessuna interazione con i recettori superficiali del derma.

    In fase di formazione l'operatore viene istruito anche su come ridurre al minimo il dolore nel paziente durante la terapia.


    4.
    Che scopo hanno i trattamenti integrati di focale e radiale?

    L’onda d’urto focale rappresenta indubbiamente il più alto livello di prestazione ma è tuttavia utile utilizzarla integrando la radiale, perché quest’ultima permette un trattamento su aree più estese, quindi permette di trattare anche catene cinetiche miofasciali. I trattamenti integrati riducono notevolmente i tempi di recupero e massimizzano gli effetti in un più ampio spettro di patologie.

    5.
    L'onda d'urto focale Storz Medical costa molto?

    L’onda d’urto focale ha un costo superiore rispetto alla radiale, ma anche la sua redditività è superiore. Sono sufficienti anche n.2/3 trattamenti mensili per andare a pareggio con la rata del leasing. 

    In più con il recupero del 10% con il credito di imposta per i beni strumentali (2021) c'è un vantaggio economico concreto.

    Oggi l'onda d'urto focale Storz Medical ha un costo che non ti aspetti. 
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    17/Set/2021

    La mammografia è un esame fondamentale per la prevenzione del tumore della mammella.
    Mediante l’impiego di radiazioni ionizzanti essa consente lo studio morfologico della mammella ed è in grado di rilevare la presenza di lesioni mammarie tra cui quelle di origine tumorale che si presentano sotto forma di opacità nodulari a margini irregolari, micro-calcificazioni polimorfe, oppure aree di distorsione strutturale.

    Questo esame diagnostico ha subito un’importante evoluzione nel corso degli ultimi vent’anni nel corso dei quali si è passati dalla mammografia analogica a quella digitale ed infine alla mammografia in Tomosintesi, quest’ultima sempre più diffusa e in grado di aumentare la capacità diagnostica rispetto alle metodiche precedenti. A differenza della mammografia “tradizionale”, la Tomosintesi consente infatti una valutazione più accurata della mammella scomponendone lo spessore in multipli strati: tramite questo accorgimento è possibile diagnosticare quelle lesioni che, a causa del mascheramento dovuto alla sovrapposizione del tessuto ghiandolare, talora possono essere misconosciute specie nei seni caratterizzati da un’elevata densità fibro-ghiandolare.

    La Tomosintesi aumenta dunque sia la sensibilità – ovvero la capacità di riconoscere i tumori – sia la specificità – ovvero la capacità di negativizzare i reperti falsi positivi.

    La dose radiogena impiegata nell’eseguire una mammografia, anche nella modalità in Tomosintesi, è estremamente bassa e innocua.

    Per maggiori approfondimenti leggi l’articolo dell’Humanitas: https://www.humanitas-care.it/news/mammografia-digitale-con-tomosintesi-leccellenza-nella-prevenzione-senologica/

    Il  MAMMOGRAFO IMS GIOTTO è un macchinario unico al mondo, a radiazioni ridotte, in grado di eseguire uno screening tridimensionale del seno, per una migliore prevenzione e diagnosi del tumore. Un mammografo d’avanguardia, realizzato dalla Ims di Sasso Marconi, azienda leader mondiale in questo campo. Il nuovo mammografo è il primo al mondo in grado di eseguire biopsie con tomosintesi, una tecnica d’avanguardia che consente la visualizzazione tridimensionale della mammella, con immagini che corrispondono a sezioni molto sottili (un millimetro). In questo modo è possibile individuare anche lesioni molto piccole.

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    17/Set/2021

    L’Italian Resuscitation Council ha presentato le nuove linee guida europee sulla rianimazione cardiopolmonare, che ha contribuito a definire grazie alla collaborazione con gli esperti di European Resuscitation Council (ERC).

    In coda all’articolo potrete trovare la pubblicazione originale di ERC con i link ai quali riferirvi per un approfondimento.

    Le nuove linee guida – che vengono aggiornate ogni 5 anni sulla base delle evidenze scientifiche relative ai dati epidemiologici e alle misure più efficaci di intervento – sono state pubblicate dallo European Resuscitation Council (ERC), di cui IRC è parte, sulla base delle raccomandazioni di International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR), consenso mondiale sul trattamento dell’arresto cardiaco.

    Ogni anno in Europa si stima siano colpite da arresto cardiaco oltre 400.000 persone (“Survival after out-of-hospital cardiac arrest in Europe – Results of the EuReCa TWO study”).

    Si calcola che nel 33% dei casi sia possibile ripristinare la circolazione (ROSC, return of spontaneous circulation), ma le persone che sopravvivono dopo il ricovero in ospedale sono l’8% dei casi totali.

    La percentuale di persone che assistono all’arresto cardiaco e che intervengono con le manovre salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni) è in media del 58% ma varia molto nei diversi Paesi. L’utilizzo dei DAE avviene solo nel 28% dei casi.

    L’arresto cardiaco improvviso (SCA) è causato da un’anomalia del sistema elettrico cardiaco che impedisce al cuore di battere correttamente.

    Il ritmo più frequente riscontrato in caso di arresto cardiaco è la Fibrillazione Ventricolare (FV), spesso preceduta da Tachicardia Ventricolare (TV). La fibrillazione ventricolare non è nient’altro che un’aritmia cardiaca caotica e rapidissima che causa la cessazione completa della gittata cardiaca. Ciò è dovuto alla contrazione scoordinata dei ventricoli del cuore. La tachicardia ventricolare, invece, è un’aritmia ipercinetica caratterizzata da una frequenza ventricolare maggiore di 100 battiti per minuto.

    La defibrillazione, ovvero l’erogazione di uno shock elettrico al paziente, è l’unica terapia in grado di interrompere un’aritmia ventricolare, ma per massimizzare le probabilità di salvare la persona, è necessario che venga eseguita nei primissimi minuti dall’insorgenza dell’evento: per ogni minuto che passa, infatti, le possibilità di sopravvivenza diminuiscono del 10%!

    Purtroppo, anche nei migliori contesti è difficile che un’autoambulanza possa intervenire entro 4-5 minuti dall’arresto cardiaco (possibilità di sopravvivenza ridotte del 50%), ed è quindi fondamentale iniziare le opportune manovre di Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP) per tenere ossigenati il più possibile il cervello e gli altri organi vitali del paziente.

    Fortunatamente, i defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) si stanno diffondendo sempre di più all’interno dell’intero territorio nazionale.

    La speranza, supportata dai dati statistici, è che seguendo questa strada, e sensibilizzando i cittadini al tema dell’arresto cardiaco, le percentuali di sopravvivenza crescano sempre di più.

    Per approfondire: https://www.emergency-live.com/it/marketplace/nuove-linee-guida-sul-primo-soccorso-e-sulla-rianimazione-cardiopolmonare-domani-la-presentazione-irc/

    Per approfondire: https://www.tecnicaospedaliera.it/rianimazione-cardiopolmonare-nuove-linee-guida-europee/

    Per approfondire: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33773835/

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