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23/Giu/2021

La mammografia è un esame fondamentale per la prevenzione del tumore della mammella.
Mediante l’impiego di radiazioni ionizzanti essa consente lo studio morfologico della mammella ed è in grado di rilevare la presenza di lesioni mammarie tra cui quelle di origine tumorale che si presentano sotto forma di opacità nodulari a margini irregolari, micro-calcificazioni polimorfe, oppure aree di distorsione strutturale.

Questo esame diagnostico ha subito un’importante evoluzione nel corso degli ultimi vent’anni nel corso dei quali si è passati dalla mammografia analogica a quella digitale ed infine alla mammografia in Tomosintesi, quest’ultima sempre più diffusa e in grado di aumentare la capacità diagnostica rispetto alle metodiche precedenti. A differenza della mammografia “tradizionale”, la Tomosintesi consente infatti una valutazione più accurata della mammella scomponendone lo spessore in multipli strati: tramite questo accorgimento è possibile diagnosticare quelle lesioni che, a causa del mascheramento dovuto alla sovrapposizione del tessuto ghiandolare, talora possono essere misconosciute specie nei seni caratterizzati da un’elevata densità fibro-ghiandolare.

La Tomosintesi aumenta dunque sia la sensibilità – ovvero la capacità di riconoscere i tumori – sia la specificità – ovvero la capacità di negativizzare i reperti falsi positivi.

La dose radiogena impiegata nell’eseguire una mammografia, anche nella modalità in Tomosintesi, è estremamente bassa e innocua.

Per maggiori approfondimenti leggi l’articolo dell’Humanitas: https://www.humanitas-care.it/news/mammografia-digitale-con-tomosintesi-leccellenza-nella-prevenzione-senologica/

Il  MAMMOGRAFO IMS GIOTTO è un macchinario unico al mondo, a radiazioni ridotte, in grado di eseguire uno screening tridimensionale del seno, per una migliore prevenzione e diagnosi del tumore. Un mammografo d’avanguardia, realizzato dalla Ims di Sasso Marconi, azienda leader mondiale in questo campo. Il nuovo mammografo è il primo al mondo in grado di eseguire biopsie con tomosintesi, una tecnica d’avanguardia che consente la visualizzazione tridimensionale della mammella, con immagini che corrispondono a sezioni molto sottili (un millimetro). In questo modo è possibile individuare anche lesioni molto piccole.

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23/Giu/2021

L’Italian Resuscitation Council ha presentato le nuove linee guida europee sulla rianimazione cardiopolmonare, che ha contribuito a definire grazie alla collaborazione con gli esperti di European Resuscitation Council (ERC).

In coda all’articolo potrete trovare la pubblicazione originale di ERC con i link ai quali riferirvi per un approfondimento.

Le nuove linee guida – che vengono aggiornate ogni 5 anni sulla base delle evidenze scientifiche relative ai dati epidemiologici e alle misure più efficaci di intervento – sono state pubblicate dallo European Resuscitation Council (ERC), di cui IRC è parte, sulla base delle raccomandazioni di International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR), consenso mondiale sul trattamento dell’arresto cardiaco.

Ogni anno in Europa si stima siano colpite da arresto cardiaco oltre 400.000 persone (“Survival after out-of-hospital cardiac arrest in Europe – Results of the EuReCa TWO study”).

Si calcola che nel 33% dei casi sia possibile ripristinare la circolazione (ROSC, return of spontaneous circulation), ma le persone che sopravvivono dopo il ricovero in ospedale sono l’8% dei casi totali.

La percentuale di persone che assistono all’arresto cardiaco e che intervengono con le manovre salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni) è in media del 58% ma varia molto nei diversi Paesi. L’utilizzo dei DAE avviene solo nel 28% dei casi.

L’arresto cardiaco improvviso (SCA) è causato da un’anomalia del sistema elettrico cardiaco che impedisce al cuore di battere correttamente.

Il ritmo più frequente riscontrato in caso di arresto cardiaco è la Fibrillazione Ventricolare (FV), spesso preceduta da Tachicardia Ventricolare (TV). La fibrillazione ventricolare non è nient’altro che un’aritmia cardiaca caotica e rapidissima che causa la cessazione completa della gittata cardiaca. Ciò è dovuto alla contrazione scoordinata dei ventricoli del cuore. La tachicardia ventricolare, invece, è un’aritmia ipercinetica caratterizzata da una frequenza ventricolare maggiore di 100 battiti per minuto.

La defibrillazione, ovvero l’erogazione di uno shock elettrico al paziente, è l’unica terapia in grado di interrompere un’aritmia ventricolare, ma per massimizzare le probabilità di salvare la persona, è necessario che venga eseguita nei primissimi minuti dall’insorgenza dell’evento: per ogni minuto che passa, infatti, le possibilità di sopravvivenza diminuiscono del 10%!

Purtroppo, anche nei migliori contesti è difficile che un’autoambulanza possa intervenire entro 4-5 minuti dall’arresto cardiaco (possibilità di sopravvivenza ridotte del 50%), ed è quindi fondamentale iniziare le opportune manovre di Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP) per tenere ossigenati il più possibile il cervello e gli altri organi vitali del paziente.

Fortunatamente, i defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) si stanno diffondendo sempre di più all’interno dell’intero territorio nazionale.

La speranza, supportata dai dati statistici, è che seguendo questa strada, e sensibilizzando i cittadini al tema dell’arresto cardiaco, le percentuali di sopravvivenza crescano sempre di più.

Per approfondire: https://www.emergency-live.com/it/marketplace/nuove-linee-guida-sul-primo-soccorso-e-sulla-rianimazione-cardiopolmonare-domani-la-presentazione-irc/

Per approfondire: https://www.tecnicaospedaliera.it/rianimazione-cardiopolmonare-nuove-linee-guida-europee/

Per approfondire: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33773835/

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23/Giu/2021

Il saturimetro (o pulsossimetro) è un piccolo apparecchio che rileva la quantità di ossigeno nel sangue e la saturimetria (l’ossigenazione del sangue appunto) è uno dei parametri di riferimento per monitorare l’andamento di COVID-19, la malattia dovuta all’infezione SARS-CoV-2.

Ultimamente nella lotta contro il Covid 19, sentiamo spesso parlare del saturi metro per questo motivo i medici lo reputano un dispositivo salvavita e utile da tenere in casa.

Il saturimetro non è uno strumento di autodiagnosi,  i dati rilevati vanno comunicati per la valutazione sanitaria istituzionalmente competente.

 

Ma a cosa serve il saturimetro e quali informazioni fornisce?

Il saturimetro si applica all’estremità di un dito come una molletta (o anche al lobo dell’orecchio) per acquisire un segnale PPG (Photoplethysmography) da cui estrarre informazioni sull’ossigenazione del sangue e attività cardiovascolare. Sul display appare il risultato, espresso in percentuale, dell’emoglobina legata all’ossigeno.

Il test è semplice, rapido e indolore.

In condizioni normali, la saturazione dell’emoglobina arteriosa si avvicina al 100 per cento. In presenza di malattie respiratorie o situazioni critiche conseguenti a traumi, questo valore tende a calare. I valori ottimali dell’emoglobina satura di ossigeno si aggirano intorno al 97-98%. Quando i valori scendono al 90% si parla di ipossiemia (ridotta quantità di ossigeno nel sangue). La situazione diventa critica quando la percentuale va sotto l’80%. Il saturimetro riflette la percentuale di molecole di ossigeno legate all’emoglobina dei globuli rossi (ossiemoglobina), permettendo così di stabilire, in fase precoce, lo stato di ipossiemia (ridotta quantità di O2, cioè di ossigeno disponibile nel sangue). Quando si applica al dito misura la percentuale di ossigeno attraverso il sangue che scorre sotto l’unghia. In questi casi, i valori normali di saturazione di ossigeno sono, nei soggetti sani, costantemente superiori al 96%.

Perché l’ossigenazione del sangue è significativa in COVID-19

A COVID-19 possono associarsi difficoltà respiratorie e nei casi più seri la malattia può determinare una polmonite interstiziale. L’infezione infatti può coinvolgere gli alveoli polmonari, dove avvengono gli scambi gassosi tra aria e sangue, compromettendone il buon funzionamento. Questo può determinare un calo nella percentuale di ossigeno che si lega all’emoglobina (saturazione), con conseguente diminuzione di apporto di ossigeno a organi e tessuti.

È importante effettuare la misurazione sempre nella stessa posizione, senza guanti e possibilmente senza smalto per unghie; alcuni pazienti, come quelli affetti da Fenomeno di Raynaud o da patologie che causano una cattiva circolazione delle dita, possono mostrare valori della saturazione dell’ossigeno falsamente più bassi: scaldare bene le dita può, almeno in parte, evitare questo problema.

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23/Giu/2021

La situazione di emergenza durante la pandemia COVID-19 ha reso indispensabili le diagnosi e le cure effettuate a domicilio del paziente.
La Radiologia Domiciliare fino a pochi mesi fa era considerata un timido approccio per alleviare i disagi ai pazienti più gravi in riabilitazione presso la propria abitazione. Le ultime settimane hanno confermato però che la Radiologia Domiciliare è in realtà uno strumento estremamente efficace per diminuire drasticamente l’accesso dei pazienti in Ospedale e i conseguenti rischi di contagio. Le tecnologie attuali permettono inoltre una elevata qualità diagnostica e una facilità di utilizzo e di trasporto inimmaginabili fino a qualche anno fa.

Grazie alla generosità di Confindustria, che ha donato il sistema PRIMO S, in Area Vasta n.1 sarà attivo il servizio domiciliare.

Il sistema PRIMO S è la soluzioni ideale per la radiologia domiciliare, basate su tecnologie di ultimissima generazione che garantiscono elevata trasportabilità, semplicità d’uso e altissima qualità diagnostica. Sistema completamente configurabile per soddisfare ogni necessità di radiologia diagnostica al di fuori delle strutture ospedaliere.


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